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Il guardiano degli innocenti: The Witcher 1

di Andrzej Sapkowski edito da Casa Editrice Nord stampato nel 2012 . Il libro ha 370 pagine. ISBN: 8842932418

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La scheda di Il guardiano degli innocenti: The Witcher 1 su GoodReads

Tempo di lettura: 1 min.

Geralt è uno strigo, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, che si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi…

Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile.

Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte. Per questo lui ha chiesto asilo a Nenneke, sacerdotessa del tempio della dea Melitele e guaritrice eccezionale, nonché l’unica persona che può aiutarlo a ritrovare Yennefer, la bellissima e misteriosa maga che gli ha rubato il cuore.

Citazioni dal libro

I re dividono le persone in due categorie. Agli uni danno ordini, gli altri li comprano. Rendono infatti omaggio alla vecchia e banale verità secondo cui tutti si possono comprare. Tutti. È solo una questione di prezzo. (Regina Calanthe)
Questa volta è Ranuncolo, il tuo amico bighellone, il fannullone scansafatiche, quel sacerdote dell'arte, stella luminosa della ballata e della poesia amorosa. Come al solito soffuso di gloria, gonfio come una vescica di porco e puzzolente di birra. Vuoi vederlo? (Nenneke)
Quando là, nella sala, ho saputo chi eri, ti ho odiato e ho pensato tutto il male possibile di te. Ti ho considerato uno strumento cieco, assetato di sangue, qualcuno che uccide in maniera fredda e automatica, che ripulisce la lama dal sangue e conta i soldi. Ma mi sono convinto che il mestiere di strigo è davvero degno di rispetto. Tu ci proteggi non solo dal Male in agguato nelle tenebre, ma anche da ciò che si cela in noi stessi. Peccato che siate così pochi. (Duny)
Hai il diritto di credere che siamo governati dalla Natura e dal Potere racchiuso in essa. Ti è concesso ritenere che gli dei, compresa la mia Melitele, siano solo una personificazione di tale forza inventata a uso dei sempliciotti, perché la capiscano più facilmente e ne accettino l'esistenza. Per te si tratta di una forza cieca. Secondo me invece, Geralt, la fede permette di aspettarsi dalla natura ciò che la mia dea personifica: l'ordine, la legge, il bene. E la speranza. (Sacerdotessa Nenneke)
Visitavo città e fortezze, cercavo gli avvisi attaccati alle colonnine degli incroci. Cercavo l'annuncio: C'È URGENTE BISOGNO DI UNO STRIGO. E poi di solito c'era un bosco sacro, un sotterraneo, una necropoli o delle rovine, un burrone in una foresta o una grotta pieni di ossa e di tanfo di carogna. E qualcosa che viveva con l'unico scopo di uccidere. Per fame, per piacere, spinto da una volontà morbosa, o per altre ragioni. Una manticora, una viverna, un nebbior, una aeshna, un ilyocoris, una chimera, un lesny, un vampiro, un ghul, un graveir, un lupo mannaro, un gigascorpion, una strige, una divoratrice, una kikimora, un wipper. E una danza nelle tenebre e un colpo di spada. E paura e ribrezzo negli occhi di chi poi mi consegnava la ricompensa. (Geralt di Rivia)
Il male è male, Stregobor. Minore, maggiore, medio, è sempre lo stesso, le proporzioni sono convenzionali, i limiti cancellati. Non sono un santo eremita, non ho fatto solo del bene in vita mia. Ma, se devo scegliere tra un male e un altro, preferisco non scegliere affatto. (Geralt di Rivia)

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